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La seconda “lettera da lontano” è scritta il 9 marzo del 1917 (anche se sarà pubblicata su Bolshevik nel 1924) mentre si fanno sempre più febbrili i piani per raggiungere la Russia. Lenin infatti è ancora costretto in Svizzera e per quello che può capire dai giornali le cose stanno prendendo una piega che non gli piace. Considera troppo morbido l’attegiiamento dei dirigenti bolscevichi presenti a Pietrogrado nei confronti del nuovo governo provvisorio e della maggioranza del Soviet.

Il principale documento di cui dispongo fino ad oggi (8 (21) marzo) è un numero del più conservatore e borghese dei giornali britannici, il Times del 16 marzo, che contiene un riassunto delle notizie relative alla rivoluzione in Russia. è chiaro che sarebbe difficile trovare una fonte meglio disposta – per dirla estremisticamente – verso il governo di Guckov e di Miliukov. Ecco che cosa il corrispondente di questo giornale comunica da Pietroburgo, in data 1 (14) marzo, quando era in carica solo il primo Governo provvisorio, cioè il Comitato esecutivo della Duma, che era composto di tredici membri, con a capo Rodzianko, e che contava tra gli altri due “socialisti”, per usare l’espressione del giornale, cioè Kerenski e Ckheidze :
“Un gruppo di 22 deputati, membri del Consiglio di Stato, Guckov, Stakhovic, Trubetskoi, il professor Vasiliev, Grimm, Vernadski, ecc., ha indirizzato ieri un telegramma allo “zar”, supplicandolo, per la salvezza della “dinastia”, ecc. ecc., di convocare la Duma e di designare un capo di governo che goda della “fiducia della nazione””. “Si ignora fino a questo momento – scrive il corrispondente – quale sarà la decisione dell’imperatore, che è attesa per oggi. Ma una cosa è assolutamente certa. Se sua maestà non darà immediata soddisfazione alle richieste degli elementi più moderati tra i suoi sudditi più fedeli, l’influenza di cui gode oggi il Comitato provvisorio della Duma passerà interamente ai socialisti, i quali vogliono instaurare la repubblica ma sono incapaci di costituire un qualsiasi governo ordinato e condannerebbero inevitabilmente il paese all’anarchia interna e alla catastrofe esterna…”
Quanta saggezza politica, quanta chiarezza, non è vero? Fino a che punto il complice inglese (se non il dirigente) dei Guckov e dei Miliukov si rende conto del rapporto tra le forze e gli interessi di classe! “gli elementi più moderati tra i sudditi più fedeli”, cioè i grandi proprietari fondiari e i capitalisti monarchici, vogliono avere in pugno il potere, poiché sanno molto bene che altrimenti l’ “influenza” passerebbe ai “socialisti”. Ma perché proprio ai “socialisti” e non ad alcun altro? Perché il guckoviano inglese capisce alla perfezione che nell’arena politica non c’è e non può esserci nessun’altra forza sociale. La rivoluzione l’ha fatta il proletariato, che ha dato prova di eroismo, che ha versato il proprio sangue, che ha trascinato con sé le grandi masse della popolazione lavoratrice e più povera. Esso rivendica il pane, la pace e la libertà, vuole la repubblica, simpatizza per il socialismo. E intanto un pugno di grandi proprietari fondiari e capitalisti, capeggiato dai Guckov e dai Miliukov, cerca di eludere le aspirazioni e la volontà della stragrande maggioranza, stipulando un compromesso con la monarchia agonizzante, sostenendola e salvandola: sua maestà designi Lvov e Guckov, e noi saremo con la monarchia contro il popolo. Sta qui tutto il significato, l’essenza stessa della politica del nuovo governo!
Ma come giustificare questa politica che tende a ingannare il popolo, ad abbindolarlo, a violare la volontà dell’immensa maggioranza della popolazione?
Per far questo bisogna calunniare il popolo: un metodo vecchio, ma eternamente nuovo, per la borghesia. E il guckoviano inglese calunnia, ingiuria, sputa e sbava: “Anarchia interna e catastrofe esterna”, nessun “governo ordinato”!!
E’ falso, nostro rispettabile guckoviano! Gli operai vogliono la repubblica, e la repubblica è una forma di governo assai più “ordinata” della monarchia. Quale garanzia può avere il popolo che un secondo Romanov non assolderà un secondo Rasputin? Alla catastrofe può condurre soltanto la continuazione della guerra, cioè il nuovo governo. Solo una repubblica proletaria sostenuta dagli operai agricoli e dalla parte più povera dei contadini e della popolazione urbana, può garantire la pace, dare il pane, l’ordine, la libertà. Gli strepiti contro l’anarchia servono solo a mascherare gli interessi egoistici dei capitalisti, che bramano di arricchirsi con la guerra e con i prestiti di guerra, che bramano di restaurare la monarchia contro il popolo.
“… il Partito socialdemocratico – prosegue il corrispondente – ha pubblicato ieri un appello di tono fortemente sovversivo, che è stato diffuso in tutta la città. Essi (cioè il partito socialdemocratico) sono dei puri dottrinari, ma la loro capacità di nuocere è enorme in un periodo come l’attuale. Il signor Kerenski e il signor Ckheidze, i quali comprendono come non possono sperare di sfuggire all’anarchia senza il sostegno degli ufficiali e degli elementi moderati della popolazione, sono costretti a fare i conti con i loro compagni meno ragionevoli e senz’avvedersene li spingono ad assumere posizioni che complicano l’opera del Comitato provvisorio…”
O grande diplomatico guckoviano inglese! Con quanta “irragionevolezza” vi siete fatto sfuggire la verità! Il “partito socialdemocratico” e i “compagni meno ragionevoli”, con cui “Kerenski e Ckheidze sono costretti a fare i conti”, sono senza dubbio il Comitato centrale o il Comitato pietroburghese del nostro partito, che è stato ricostituito con la conferenza del gennaio 1912, sono gli stessi “bolscevichi” che i borghesi ingiuriano sempre come “dottrinari” per la loro fedeltà alla “dottrina”, cioè ai principi, alla teoria, agli scopi del socialismo. Ciò che il guckoviano inglese biasima come sovversivo e dottrinario è senza dubbio l’appello e l’orientamento del nostro partito, che incita a lottare per la repubblica, per la pace, per la completa distruzione della monarchia zarista, per dare pane al popolo. Il pane per il popolo e la pace sono sovversivismo, mentre gli incarichi ministeriali per Guckov e Miliukov sono l’ “ordine”. Discorsi vecchi, risaputi! Ma qual è la tattica di Kerenski e Ckheidze, secondo la definizione del guckoviano inglese?
E’ una tattica oscillante: da un lato il guckoviano li esalta, perché “comprendono” (che ragazzi saggi! e intelligenti!) che, senza il “sostegno” degli ufficiali e degli elementi più moderati, è impossibile sfuggire all’anarchia (e dire che noi, in accordo con la nostra dottrina, con la nostra teoria del socialismo, pensavamo e continuiamo a pensare che siano proprio i capitalisti a introdurre nella società umana l’anarchia e le guerre, che solo il passaggio di tutto il potere politico al proletariato e alla popolazione più povera possa salvarci dalle guerre, dall’anarchia, dalla fame!) – dall’altro lato, essi “sono costretti a fare i conti con i loro compagni meno ragionevoli”, cioè con i bolscevichi, con il Partito operaio socialdemocratico di Russia, ricostituito e unificato dal suo Comitato centrale.
Ma quale forza “costringe” Kerenski e Ckheidze a “fare i conti” con il partito bolscevico, al quale non hanno mai aderito e che essi stessi o i loro rappresentanti letterari (i “socialisti-rivoluzionari”, i “socialisti populisti”, i “menscevichi del Comitato di organizzazione”, ecc.) hanno sempre ingiuriato, condannato, qualificato come un inconsistente circoletto clandestino, come una setta di dottrinari, ecc.? dove e quando mai si è visto in un periodo rivoluzionario, allorché l’azione delle masse è prevalente, che dei politici sani di mente “facciano i conti” con i “dottrinari”??
Il nostro povero guckoviano inglese si è confuso, ha perduto il filo del discorso, non ha saputo mentire fino in fondo o dire tutta la verità e ha finito per tradirsi. Ciò che ha costretto Kerenski e Ckheidze a fare i conti con il partito socialdemocratico unificato dal Comitato centrale è la sua influenza sul proletariato, sulle masse. Il nostro partito è seguito dalle masse e dal proletariato rivoluzionario, nonostante l’arresto e la deportazione in Siberia dei nostri deputati fin dal 1914, nonostante le accanite persecuzioni e gli arresti a cui è stato sottoposto il Comitato di Pietroburgo per l’attività illegale contro la guerra e lo zarismo svolta durante la guerra. “I fatti sono testardi”, dice un proverbio inglese. Consentitemi di ricordarvelo, rispettabile guckoviano inglese! Voi “stesso” avete dovuto riconoscere che il nostro partito ha diretto o perlomeno appoggiato senza riserve gli operai pietroburghesi nelle grandi giornate della rivoluzione. E avete dovuto allo steso tempo riconoscere che Kerenski e Ckheidze oscillano tra la borghesia e il proletariato. I seguaci di Gvodzev, i “difensisti”, i socialsciovinisti, cioè i fautori della brigantesca guerra imperialistica, vanno oggi a rimorchio della borghesia; anche Kerenski, entrando nel ministero, cioè nel secondo Governo provvisorio, è passato interamente alla borghesia; Ckheidze non è entrato nel governo ed è rimasto ad oscillare tra il Governo provvisorio della borghesia, i Guckov e i Miliukov, e il “governo provvisorio” del proletariato e delle masse indigenti del popolo, il Soviet dei deputati operai e il Partito socialdemocratico operaio di Russia, unificato dal suo Comitato centrale.
La rivoluzione ha quindi confermato le cose su cui noi insistevamo, incitando gli operai a prendere chiara coscienza delle differenze di classe tra i principali partiti e le principali correnti del movimento operaio e della piccola borghesia, le cose che scrivevamo, ad esempio, nel n° 47 del ginevrino Sotsial-Demokrat, circa un anno e mezzo fa, il 13 ottobre 1915:
“Oggi, come prima, consideriamo ammissibile la partecipazione dei socialdemocratici al governo rivoluzionario provvisorio insieme alla piccola borghesia democratica, ma non insieme con i rivoluzionari sciovinisti. Consideriamo rivoluzionari sciovinisti coloro che vogliono vincere lo zarismo per vincere la Germania, per depredare altri paesi, per consolidare il dominio dei grandi-russi sugli altri popoli della Russia e così via. La base dello sciovinismo rivoluzionario è la condizione di classe della piccola borghesia. Essa oscilla sempre fra la borghesia e il proletariato. Oggi oscilla tra lo sciovinismo (che impedisce alla piccola borghesia di essere coerentemente rivoluzionaria anche dal punto di vista della rivoluzione democratica borghese) e l’internazionalismo proletario. I rappresentanti politici di questa piccola borghesia russa sono nel momento presente i trudoviki, i socialisti-rivoluzionari, la Noscia Zaria (attualmente il Dielo), il gruppo Ckheidze, il comitato di organizzazione, il signor Plekhanov e simili. Se in Russia trionfassero i rivoluzionari sciovinisti, noi saremmo contro la difesa della loro “patria” in questa guerra. La nostra parola d’ordine è: contro gli sciovinisti, anche se rivoluzionari e repubblicani; contro di essi e per l’unione del proletariato internazionale per la rivoluzione socialista”.
Ma torniamo al guckoviano inglese.
“…Il Comitato provvisorio della Duma di Stato – egli continua – valutando i pericoli che lo minacciano, si è astenuto di proposito dal realizzare il suo primitivo progetto circa l’arresto dei ministri, perché ieri lo si sia potuto attuare con assai minori difficoltà. La porta è quindi aperta a trattative, mediante le quali noi [“noi” – il capitale finanziario e l’imperialismo inglese] potremo assicurarci tutti i vantaggi del nuovo regime, senza passare attraverso la terribile prova della Comune e attraverso l’anarchia della guerra civile…”
I guckoviani sono favorevoli alla guerra civile quando è nel loro interesse, sono contrari quando la guerra civile va a vantaggio del popolo, cioè della maggioranza dei lavoratori.
“…i rapporti tra il Comitato provvisorio della Duma, che rappresenta tutta la nazione [è il comitato della IV Duma che è la Duma dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti], e il Soviet dei deputati operai, che rappresenta interessi puramente classisti” (così parla un diplomatico che con un orecchio ha sentito dei termini dotti e che aspira a nascondere il fatto che il Soviet dei deputati operai rappresenta il proletariato e i poveri, cioè i nove decimi della popolazione) “ma che in un periodo di crisi come l’attuale gode di un immenso potere, hanno suscitato non poche apprensioni tra le persone ragionevoli, le quali prevedono tra queste forze l’eventualità di una collisione, i cui effetti potrebbero essere davvero spaventosi.”
“Per fortuna, questo pericolo è stato allontanato, almeno per il momento” (si noti questo “almeno”!) “per il prestigio del signor Kerenski, un giovane avvocato dotato di grande talento oratorio, il quale comprende chiaramente” (a differenza di Ckheidze, che “comprende” anche lui, ma forse meno chiaramente a giudizio del guckoviano?) “la necessità di agire insieme con il Comitato nell’interesse dei suoi elettori operai” (cioè la necessità di fare promesse agli operai per assicurarsene i voti. “Oggi [mercoledì 1° (14) marzo] è stato concluso un accordo soddisfacente, che permetterà di evitare ogni attrito superfluo”.
Non sappiamo di che accordo si tratti, se sia stato concluso da tutto il Soviet dei deputati operai e quali siano le sue clausole. Questa volta il guckoviano inglese non parla affatto dell’essenziale. Sfido io! Alla borghesia non conviene che le clausole siano chiare, precise, conosciute da tutti, perché in quel caso le sarebbe più difficile violarle!
Avevo già scritto le righe che precedono, quando ho letto due testi molto importanti. Anzitutto, nel parigino Le Temps, giornale borghese e conservatore per antonomasia, del 20 marzo, il testo di un appello del Soviet dei deputati operai che invita a “sostenere” il nuovo governo [7]; inoltre, alcuni passi del discorso pronunciato da Skobelev alla Duma di Stato il 1° (14) marzo, nella versione fornita da un giornale di Zurigo (Neue Zürcher Zeitung, 1 Mit.-bl. 21.3) che cita da un giornale di Berlino (National-Zeitung).
L’appello del Soviet dei deputati operai, se il testo non è stato alterato dagli imperialisti francesi, è un documento di grande rilievo, da cui risulta che il proletariato pietroburghese, almeno nel momento in cui è stato pubblicato l’appello, si trovava sotto la prevalente influenza dei politici piccolo-borghesi. Ricordo che tra i politici di questo tipo, come si è già visto più sopra, annovero uomini come Kerenski e Ckheidze.
L’appello contiene due idee politiche e, rispettivamente, due parole d’ordine. Esso dice anzitutto che il (nuovo) governo è composto da “elementi moderati”. Definizione curiosa, tutt’altro che completa, di carattere puramente liberale, nient’affatto marxista. Sono disposto a convenire che in un certo senso – dirò in una prossima lettera in che senso precisamente – ogni governo deve essere oggi, dopo il compimento della prima fase della rivoluzione, un governo “moderato”. Ma non si può assolutamente ammettere di nascondere a se stessi e al popolo che l’attuale governo vuole continuare la guerra imperialistica, è un agente del capitale inglese, mira a restaurare la monarchia e a consolidare il potere dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti. L’appello dichiara che tutti i democratici debbono “sostenere” il nuovo governo e che il Soviet dei deputati operai chiede e dà mandato a Kerenski di far parte del Governo provvisorio. Le condizioni sono: l’attuazione delle riforme promesse nel corso stesso della guerra, la garanzia del “libero sviluppo culturale” (soltanto?) per le nazionalità (programma puramente cadetto, d’una ristrettezza tutta liberale) e la costituzione di un Comitato speciale, composto di membri del Soviet dei deputati operai e di “militari”, che controlli l’attività del Governo provvisorio. Di questo comitato di sorveglianza, che riguarda le idee e le parole d’ordine della seconda categoria, parleremo specificamente più avanti.
La designazione del Louis Blanc russo, Kerenski, e l’incitamento a sostenere il nuovo governo sono, per così dire, un esempio classico di tradimento della causa rivoluzionaria e proletaria: un tradimento del tutto simile a quelli che fecero fallire tante rivoluzioni del secolo XIX, a prescindere dal grado di sincerità e di dedizione al socialismo degli ispiratori e dei sostenitori di una tale politica. Il proletariato non può e non deve sostenere un governo di guerra, un governo di restaurazione. Per lottare contro la reazione, per sventare gli eventuali e probabili tentativi dei Romanov e dei loro amici di restaurare la monarchia e reclutare un esercito controrivoluzionario, non è affatto necessario appoggiare Guckov e soci, ma bisogna organizzare, estendere e consolidare la milizia proletaria, armare il popolo sotto la direzione degli operai. Senza questa misura essenziale, fondamentale, radicale, non si può nemmeno pensare di opporre seria resistenza alla restaurazione della monarchia e ai tentativi di sopprimere o restringere le libertà promesse, non si può nemmeno pensare di avviarsi con dedizione sulla strada che conduce alla conquista del pane, della pace e della libertà. Se Ckheidze, che insieme con Kerenski ha fatto parte del primo Governo provvisorio (il Comitato dei tredici della Duma), non è entrato nel secondo Governo provvisorio per le considerazioni di principio che si sono esposte più sopra o per ragioni analoghe, questo gesto non può che fargli onore. Bisogna dirlo con tutta franchezza. Purtroppo, quest’interpretazione è in contrasto con altri fatti e prima di tutto con il discorso di Skobelev, che ha sempre marciato al fianco di Ckheidze.
Skobelev, se si deve prestar fede alla fonte ricordata più sopra, ha detto che “il gruppo sociale” (? socialdemocratico, evidentemente) “e gli operai hanno solo un lieve contatto con i fini del Governo provvisorio”, che gli operai rivendicano la pace e che, se la guerra continuerà, una catastrofe dovrà comunque prodursi in primavera; che “gli operai hanno stipulato con la società (liberale) un accordo temporaneo (eine varlaüfige Waffenfreunschaft), sebbene i loro obiettivi politici siano lontani, come il cielo dalla terra, dagli obiettivi della società”, che “i liberali devono rinunciare agli assurdi (unsinnige) scopi della guerra”, ecc. Questo discorso è un esempio dell’atteggiamento che abbiamo definito più sopra, nella citazione tolta dal Sotsial-Demokrat, come una “oscillazione” tra il proletariato e la borghesia. I liberali non possono, fino a che restano liberali, “rinunciare agli assurdi” scopi della guerra, che, oltretutto, non sono determinati da essi soltanto, ma dal capitale finanziario anglo-francese, la cui potenza mondiale è valutabile in centinaia di miliardi. Non si tratta di “persuadere” i liberali, ma di spiegare agli operai perché i liberali siano finiti in un vicolo cieco, perché essi siano legati mani e piedi, perché occultino i trattati conclusi dallo zarismo con l’Inghilterra, ecc., le transazioni tra il capitale russo e quello anglo-francese, ecc.

Se Skobelev dice che gli operai hanno stipulato con la società liberale un certo accordo e non protesta contro di esso, non spiega dalla tribuna della Duma quanto sia dannoso per gli operai, vuol dire che egli lo approva. Ma proprio questo non bisogna fare. L’approvazione aperta o indiretta, tacita o chiaramente espressa, dell’accordo tra il Soviet dei deputati operai e il Governo provvisorio rivela l’oscillazione di Skobelev verso la borghesia. La dichiarazione che gli operai vogliono la pace, che i loro obiettivi sono lontani, come il cielo dalla terra, dagli obiettivi dei liberali, rivela l’oscillazione di Skobelev verso il proletariato. Puramente proletaria, realmente rivoluzionaria e profondamente giusta per il suo significato è invece la seconda idea politica contenuta nell’appello del Soviet dei deputati operai che stiamo qui esaminando, cioè l’idea di istituire un “Comitato di sorveglianza” (non so come si chiami in russo, traduco liberamente dal francese), attraverso il quale i proletari e i soldati controllino il Governo provvisorio.

Ecco una cosa ben fatta! Ecco un’iniziativa degna degli operai che hanno versato il loro sangue per la libertà, la pace, il pane per il popolo! Ecco un concreto passo in avanti verso le garanzie reali contro lo zarismo, contro la monarchia, contro i monarchici Guckov, Lvov e soci! Ecco un segno del fatto che il proletariato russo, nonostante tutto, è già in vantaggio sul proletariato francese del 1848, che aveva “delegato i suoi poteri” a Louis Blanc! Ecco la prova che l’istinto e l’intelligenza delle masse proletarie non si appagano di declamazioni, esclamazioni, promesse di riforme e di libertà, del titolo di “ministro delegato degli operai” e di altri simili orpelli, ma cercano un sostegno solo là dove esiste, nelle masse popolari in armi, organizzate e dirette dal proletariato, dagli operai coscienti. E’ un passo sulla buona strada, ma è soltanto un primo passo.

Se il “Comitato di sorveglianza” sarà un istituto di tipo puramente parlamentare, esclusivamente politico, cioè una commissione che “porrà quesiti” al Governo provvisorio e riceverà le relative risposte, allora si tratterà di un gioco e non servirà a niente. Ma, se esso condurrà a creare subito e ad ogni costo una milizia operaia, a cui partecipi effettivamente tutto il popolo, di cui facciano parte tutti gli uomini e tutte le donne, una milizia che non si limiti a sostituire la vecchia polizia dispersa e distrutta e a rendere impossibile la sua ricostituzione da parte d’un qualsiasi governo, monarchico-costituzionale o democratico-repubblicano, a Pietrogrado e altrove in Russia, allora gli operai avanzati della Russia muoveranno realmente verso nuove grandi vittorie, verso la vittoria sulla guerra, verso la realizzazione pratica della parola d’ordine che, come riferiscono i giornali, è apparsa sulla bandiera dei reggimenti di cavalleria, durante la manifestazione avvenuta a Pietrogrado sulla piazza antistante la Duma:
“Viva la repubblica socialista in tutti i paesi!”
Esporrò nella prossima lettera le mie idee su questa milizia proletaria. In essa cercherò di mostrare, da un lato, che la costituzione di una milizia di tutto il popolo, diretta dagli operai, è la giusta parola d’ordine dell’ora attuale, rispondente ai compiti tattici dell’originale periodo di transizione in cui si trova oggi la rivoluzione russa (e la rivoluzione mondiale); e, dall’altro lato, che per riportare successo questa milizia operaia deve essere, anzitutto, popolare, di massa, fino a divenire generale, abbracciando realmente tutta la popolazione valida dei due sessi, e deve, inoltre, associare via via non solo le funzioni puramente poliziesche, ma anche quelle relative allo funzioni allo Stato in genere, alle funzioni militari e al controllo sulla produzione sociale e sulla distribuzione.
N. Lenin
Zurigo, 9 (22) marzo 1917.