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Ho appena finito di leggere (12 (25) marzo), nella Neue Zürcher Zietung, il seguente telegramma da Berlino:
“Si comunica dalla Svezia che Maxim Gorki ha indirizzato al governo e al Comitato esecutivo un entusiastico messaggio di saluto. Egli saluta la vittoria del popolo sui signori della reazione e incita tutti i figli della Russia a contribuire alla costruzione del nuovo edificio statale russo. Al tempo stesso invita il governo a coronare la sua opera emancipatrice mediante la conclusione della pace. Questa non dovrà essere una pace a qualsiasi costo; la Russia oggi ha meno che mai motivo per volere la pace a qualsiasi prezzo. La pace deve essere tale da garantire alla Russia la possibilità di tenere con onore il suo posto tra i popoli della terra. L’umanità ha versato troppo sangue; e il nuovo governo acquisterebbe grandi meriti, non solo davanti alla Russia, ma davanti a tutta l’umanità, se riuscisse a concludere rapidamente la pace”.
In questi termini viene riferito il messaggio di Gorki. Si prova un senso d’amarezza a leggere questo scritto, tutto imbevuto di pregiudizi filistei molto diffusi. L’autore di queste righe, durante i suoi incontri con Gorki nell’isola di Capri, ha avuto modo di metterlo sull’avviso e di rimproverargli i suoi errori politici. A questi rimproveri Gorki ha opposto il suo affascinante sorriso e una dichiarazione molto sincera: “So di essere un cattivo marxista. Del resto, noi artisti siamo tutti un po’ irresponsabili”. Non facile obiettare qualcosa. Gorki ha senza dubbio un talento artistico prodigioso, con cui si è già reso e si renderà ancora molto utile al movimento proletario internazionale. Ma per quale motivo deve intromettersi nella politica?
A mio modo di vedere, la sua lettera dà espressione a pregiudizi che sono eccezionalmente diffusi non solo in seno alla piccola borghesia, ma anche in una parte di operai che ne subiscono l’influenza. Tutte le forze del nostro partito, tutti gli sforzi degli operai coscienti devono essere diretti a una lotta tenace, ostinata e globale contro questi pregiudizi. Il governo zarista ha iniziato e continuato la guerra attuale, che è una guerra imperialistica, di rapina e brigantaggio, per schiacciare e strangolare i popoli deboli. Il governo dei Guckov e dei Miliukov è un governo di grandi proprietari fondiari e di capitalisti che deve e vuole proseguire proprio questa guerra. Proporre a questo governo la stipulazione di una pace democratica è come predicare la virtù ai tenutari delle case di tolleranza. Chiariamo il nostro pensiero.
Che cos’è l’imperialismo? Nel mio opuscolo: L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, inviato alle edizioni Parus prima della rivoluzione, da esse accettato e annunciato nella rivista Lietopis, ho risposto a questa domanda come segue: “L’imperialismo… è il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l’esportazione del capitale ha acquistato grande importanza, è iniziata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell’intera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici” (c. VII dell’opuscolo citato, annunciato in Lietopis, quando esisteva ancora la censura, con il titolo: V. Ilin, Il capitalismo contemporaneo).
Tutto si riduce al fatto che il capitale ha assunto dimensioni gigantesche. Le associazioni di un esiguo numero dei maggiori capitalisti (cartelli, sindacati, trust) maneggiano miliardi e si spartiscono tra loro tutto il mondo. Tutta la superficie terrestre è stata divisa. La guerra è provocata dal conflitto tra due gruppi potentissimi di miliardari, il gruppo anglo-francese e il gruppo tedesco, per una nuova spartizione del mondo. Il gruppo capitalistico anglo-francese vuole depredare anzitutto la Germania, sottraendole le colonie (che le sono già state tolte quasi per intero), e poi la Turchia. Il gruppo capitalistico tedesco vuole arraffare per sé la Turchia e ripagarsi della perdita delle colonie con la conquista dei piccoli Stati vicini (Belgio, Serbia, Romania). E’ questa la verità genuina, velata con ogni sorta di menzogne borghesi sulla guerra “di liberazione”, sulla guerra “nazionale”, sulla “guerra per il diritto e la giustizia”, e con altri orpelli di cui i capitalisti si sono sempre serviti per ingannare il popolo. La Russia non sta facendo la guerra con i propri soldi. Il capitale russo partecipa al capitale anglo-francese. La Russia fa la guerra per saccheggiare l’Armenia, la Turchia e la Galizia. Guckov, Lvov, Miliukov, i nostri attuali ministri, non sono ministri per caso. Essi rappresentano e dirigono tutta la classe dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti. E sono legati agli interessi del capitale. I capitalisti non possono rinunciare ai propri interessi più di quanto un uomo possa sollevarsi da terra tirandosi per i capelli.
Inoltre, Guckov, Miliukov e soci sono legati al capitale anglo-francese. Hanno fatto e fanno la guerra con soldi altrui. Si sono impegnati a pagare annualmente per i miliardi presi in prestito interessi ammontanti a centinaia di milioni e a spremere questo tributo dagli operai e dai contadini russi. Ancora, Guckov, Miliukov e soci sono vincolati direttamente, con trattati sugli scopi predoneschi della guerra in corso, all’Inghilterra, alla Francia, all’Italia, al Giappone e agli altri gruppi di briganti imperialisti. Questi trattati sono stati conclusi dallo zar Nicola II. Guckov, Miliukov e soci hanno sfruttato la lotta degli operai contro la monarchia zarista per impadronirsi del potere, ma hanno convalidato i trattati conclusi dallo zar.
Lo ha fatto il governo Guckov-Miliukov nel manifesto che l’agenzia telegrafica pietroburghese ha trasmesso all’estero il 7 (20) marzo: “Il governo (di Guckov e Miliukov) sarà fedele a tutti i trattati che ci legano alle altre potenze”, è detto nel manifesto. E il nuovo ministro degli esteri, Miliukov, ha fatto una dichiarazione identica nel suo telegramma del 5 (18) marzo 1917 a tutti i rappresentanti della Russia all’estero. Questi trattati sono tutti segreti, e Miliukov e soci non vogliono renderli pubblici per due ragioni: 1) perché temono il popolo, che non vuole saperne di guerra di rapina, 2) perché sono legati al capitale anglo-francese, che impone di tenere il segreto sui trattati. Ma chi legge i giornali e ha studiato la questione sa bene che questi trattati prevedono il saccheggio della Cina da parte del Giappone, della Persia, dell’Armenia, della Turchia (soprattutto Costantinopoli) e della Galizia da parte della Russia, dell’Albania da parte dell’Italia, della Turchia e delle colonie tedesche da parte della Francia e dell’Inghilterra, ecc. Questa è la situazione.
E quindi proporre al governo di Guckov e di Miliukov la rapida stipulazione di una pace onesta, democratica, di buon vicinato, significa imitare il “buon curato” di campagna, che invita i grandi proprietari fondiari e i mercanti a vivere “secondo la legge divina”, ad amare il prossimo e a porgere la guancia destra a chi li avrà schiaffeggiati sulla sinistra. I grandi proprietari fondiari e i mercanti ascoltano la predica, continuano a opprimere e a rapinare il popolo e si entusiasmano per l’abilità del “buon curato” che sa consolare e tener buoni i “mugiki”. Una parte assolutamente identica, ne abbiano o no coscienza, recitano tutti coloro che nel corso della presente guerra imperialistica rivolgono ai governi borghesi pii discorsi di pace. A volte i governi borghesi si rifiutano di ascoltare questi discorsi e arrivano a proibirli; a volte, invece, li autorizzano, assicurando a destra e a manca che fanno la guerra solo per concludere al più presto la pace “più equa” e rigettando tutta la colpa sul loro nemico. I discorsi di pace rivolti ai governi borghesi sono di fatto una turlupinatura del popolo.
I gruppi capitalistici, che hanno inondato di sangue la terra per spartirsi i mercati, i territori, le concessioni, non possono addivenire ad una pace “onorevole”. La loro può essere soltanto una pace infame, una pace per la spartizione del bottino, per la spartizione della Turchia e delle colonie. Oltre a ciò, il governo Guckov-Miliukov è contrario a stipulare la pace in questo momento, perché ora otterrebbe come “bottino” “soltanto” l’Armenia e una parte della Galizia, mentre vuole impadronirsi anche di Costantinopoli e riprendere ai tedeschi anche quella Polonia che lo zarismo ha sempre oppresso con tanta inumanità e cinismo. Inoltre, il governo Guckov-Miliukov è in fondo solo il commesso del capitale anglo-francese, che intende conservare le colonie strappate alla Germania e, per giunta, costringere questo paese a restituire il Belgio e una parte della Francia. Il capitale anglo-francese ha aiutato i Guckov e i Miliukov a destituire Nicola II perché lo aiutino a “sconfiggere” la Germania.
Che fare? Per ottenere la pace (e, tanto più, una pace realmente democratica, realmente onorevole) è necessario che il potere statale non appartenga ai grandi proprietari fondiari e ai capitalisti, ma agli operai e ai contadini poveri. I grandi proprietari fondiari e i capitalisti sono un’esigua minoranza della popolazione; e ognuno sa che i capitalisti si arricchiscono vertiginosamente con la guerra. Gli operai e i contadini poveri costituiscono l’immensa maggioranza della popolazione. Non si arricchiscono con la guerra, ma vanno in rovina e patiscono la fame. Non sono vincolati né dal capitale né dai trattati conclusi tra i gruppi predoneschi del capitalismo. Possono e vogliono sinceramente mettere fine alla guerra. Se il potere statale appartenesse in Russia ai Soviet dei deputai degli operai, dei soldati e dei contadini, e al Soviet di tutta la Russia da essi eletto, sarebbero in condizione e, probabilmente, accetterebbero di realizzare il programma di pace che il nostro partito (il Partito operaio socialdemocratico di Russia) ha tracciato fin dal 13 ottobre 1915, nel n° 47 del suo organo centrale, il Sotsial-Demokrat (pubblicato allora, a causa della censura zarista, a Ginevra).
Questo programma di pace sarebbe, probabilmente, del seguente tenore:
1) Il Soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini di tutta la Russia (o il Soviet di Pietroburgo che lo sostituisce provvisoriamente) dichiarerebbe all’istante di non ritenersi vincolato ad alcun trattato sia della monarchia zarista sia dei governi borghesi.
2) Pubblicherebbe senza indugio tutti questi trattati per denunciare all’opinione pubblica gli scopi briganteschi della monarchia zarista e di tutti i governi borghesi senza eccezione.
3) Proporrebbe immediatamente e apertamente a tutte le potenze belligeranti di firmare subito un armistizio.
4) Renderebbe subito di pubblica ragione, per informare tutto il popolo, le nostre condizioni di pace, cioè le condizioni di pace degli operai e dei contadini: liberazione di tutte le colonie; liberazione di tutti i popoli dipendenti, oppressi e lesi nei propri diritti.
5) Dichiarerebbe che non si aspetta niente di buono dai governi borghesi e inciterebbe gli operai di tutti i paesi a rovesciare i loro governi e a trasferire tutto il potere statale ai Soviet dei deputati operai.
6) Dichiarerebbe che solo i signori capitalisti possono risarcire i miliardi di debiti contratti dai governi borghesi per condurre questa guerra criminale e brigantesca, ma che gli operai e i contadini non riconoscono questi debiti. Pagare gli interessi di tali prestiti significherebbe pagare per lunghi anni un tributo ai capitalisti per aver essi benignamente autorizzato gli operai a sterminarsi tra loro per la spartizione del bottino capitalistico.
Operai e contadini! – direbbe il Soviet dei deputati operai – accettate voi di pagare annualmente centinaia di milioni di rubli ai signori capitalisti per ricompensarli di una guerra combattuta per spartirsi le colonie africane, la Turchia, ecc.?
Per queste condizioni di pace il Soviet dei deputati operai consentirebbe, secondo me, a fare la guerra a qualsiasi governo borghese e a tutti i governi borghesi del mondo, perché sarebbe una guerra realmente giusta, perché tutti gli operai e i lavoratori di tutti i paesi contribuirebbero a garantirne il successo.

L’operaio tedesco vede oggi che ad una monarchia bellicista è subentrata in Russia una repubblica bellicista, una repubblica di capitalisti che vogliono continuare la guerra imperialistica e che sanciscono i trattati predoneschi della monarchia zarista.
Giudicate voi stessi: può l’operaio tedesco aver fiducia in una simile repubblica?
Giudicate voi stessi: potrà la guerra continuare, potrà perpetuarsi sulla terra il dominio dei capitalisti, se il popolo russo, sorretto oggi come ieri dal ricordo sempre più vivo della grande rivoluzione del 1905, conquisterà la sua completa libertà e darà tutto il potere statale al Soviet dei deputati operai e contadini?

N. Lenin