Tutto il potere ai Soviet!

Tutto il potere ai Soviet!

Il 7(20) aprile del 1917 vengono pubblicate sulla Pravda le “Tesi di aprile” in cui Lenin condensa il lavoro teorico degli ultimi anni e l’esperienza di tattica pratica maturata nel corso dell’intera vita. L’effetto, anche fra i quadri e i dirigenti del partito, che quelle tesi le avevano sentite esporre davanti al Soviet già tre giorni prima, fu quello di una bomba. Ecco cosa racconta Suchanov di quello che accade in quell’occasione: “Non dimenticherò mai quel discorso tonante. Sono certo che nessuno si aspettasse niente di simile. Tutti gli elementi sembravano usciti dalle proprie dimore, e lo spirito della distruzione universale, che non conosce barriere nè dubbi, nè difficoltà nè calcoli umani, pareva aleggiare nella sala della Kšesinskaja sopra le teste dei discepoli stregati”. Drabkina racconta che “i menscevichi saltavano su dai posti, gridavano, battevano sui banchi, molti si buttarono verso il palco dove stava Vladimir Il’ič”. Chi meglio di tutti però comprese quanto stava accadendo fu come spesso accade un nemico dei bolscevichi, Stepun: “ma Lenin sapeva quel che faceva, i suoi discorsi “stupidi” non erano stupidi affatto; non erano discorsi, ma vele per catturare i folli turbini della rivoluzione”. E del resto “chi di noi dà ascolto all’inno del ruscello quando parla la tempesta?” leggi tutto…

La prima fase della prima rivoluzione.

Le “Lettere da lontano” furono redatte tra il 20 marzo e l’8 aprile del 1917, periodo in cui Lenin era ancora costretto a Zurigo e mordeva il freno osservando dall’estero gli accadimenti russi. Le missive, indirizzate al Comitato centrale bolscevico, rivestono un particolare interesse perchè anticipano il nucleo teorico della nuova strategia rivoluzionaria che puntava, senza indugio, alla presa del potere da parte dei lavoratori russi. Le ripubblichiamo qui rispettando la scadenza con cui vennero scritte, anche se, a parte la prima che venne diffusa sulla Pravda nell’aprile del 1917, le altre vennero rese note solo nel 1924. Buona lettura. leggi tutto…

La Rivoluzione d’Ottobre fu lotta per la sopravvivenza, sta anche in questo la sua attualità.

Le visioni delle Rivoluzione d’Ottobre con cui abbiamo dovuto fare i conti in questo secolo, possono essere riassunte in almeno due narrazioni:
1) Per la borghesia è stato né più né meno che un colpo di mano, un colpo di stato, da parte dei bolscevichi che hanno così impedito una via d’uscita liberale al crollo dell’autocrazia zarista
2) Per la “sinistra” è stata una rivoluzione tradita dai suoi sviluppi successivi. Nasce da qui l’ipocrisia dell’antistalinismo che ha impregnato gran parte dell’elaborazione della sinistra occidentale, inclusa quella alternativa leggi tutto…

Dal febbraio all’Ottobre: la linea rossa del pensiero strategico bolscevico

La funzione del partito, in quanto prepara la rivoluzione, ne fa nello stesso tempo e con pari intensità sia il produttore che il prodotto, sia il presupposto che il frutto del movimento rivoluzionario delle masse (G. Lukács, Lenin)

Capitolo Primo: il partito combattente
L’eresia leniniana
Uno dei fenomeni più significativi che la Prima guerra imperialista inaugura è l’inizio del tramonto degli Stati – Nazione. La guerra tra blocchi imperialisti inizia a delineare uno scenario all’interno del quale mappe e territori cessano di coincidere, mentre è la dimensione internazionale della politica ad assumere un ruolo decisivo. L’unico strumento efficiente ed efficace che il proletariato può mettere in campo in tale scenario è pertanto l’Internazionale proletaria e comunista, ma non solo. Ciò che Lenin mette a fuoco è un’altra idea di maggioranza, questo è il punto. leggi tutto…

La torsione pacificante di una Rivoluzione immaginaria

Come abbiamo scritto nel nostro appello la campagna per il centenario non vuole essere una rievocazione storica dell’Ottobre, nè tantomeno la sua celebrazione liturgica, ma un’occasione concreta per tornare a “pensare la rivoluzione”. Iniziamo, dunque, col dare spazio a una serie di contributi capaci di mettere a tema la questione.

La torsione pacificante di una Rivoluzione immaginaria
di Carlos Contreras

Il centenario della Rivoluzione d’ottobre sta producendo una multiforme sovrabbondanza di rievocazioni. Trova posto nel mainstream mediatico un ricordo tutto sommato benevolo, chiaramente liquidatorio (la Rivoluzione come “colpo di Stato”, compromessa dall’inizio alla fine, matrice originaria del nazifascismo e della Seconda guerra mondiale: questo il timbro culturale nazionale del XXI secolo), ma attento, in fin dei conti, a circoscriverla nelle condizioni materiali che la produssero: la miseria popolare della Russia zarista; la Prima guerra mondiale; l’ingresso delle masse nella cittadella della politica, fino ad allora presidiata dalla gestione notabiliare; eccetera. La Rivoluzione come curiosità storica, di cui si può parlare senza timore di suscitare alcuna immedesimazione politica da parte dei potenziali lettori. leggi tutto…

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